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La Fotografia nasce

dal contesto del Fotografo,

è un fatto innegabile.


Tutto nasce con ciò che ci circonda.


La Fotografia nasce

con un’idea alle spalle.

Alle volte, però, tale idea

non è chiara fin da subito.

Si hanno solo

frammenti indefiniti

di ciò che verrà.

La casualità degli eventi,

il Tempo,

l’aver fotografato,

contribuisce a definire

un lavoro.


Quando ho cominciato,

non avevo modelle

e non avevo amici

che posassero per me.

La mia solitudine fisica

mi ha costretto

ad arrangiarmi

con ciò che avevo a disposizione.

Ero Io,

solo.

L’unica cosa

che mi accompagnava

erano le mie sensazioni,

le mie emozioni

nell’osservare il Mondo.

Ho sempre paragonato

l’atto del fotografare

alla danza.

È un movimento sinuoso

tra il fotografo

e ciò che l’obiettivo

inquadra.

Uno dei due può stare immobile

o entrambi muoversi all’unisono.

È una sinergia ritmica,

scandita dal suono meccanico

dell’otturatore.

Il risultato è la danza armoniosa

che mi ha permesso di realizzare

i miei lavori astratti.


Era una danza priva dei ballerini.


La mia solitudine fisica

mi ha permesso di sviluppare

il Linguaggio,

creare le mie personali note

con cui danzare sul Mondo.


Esiste un attimo,

per cui tutto

si ferma.

Si viene pervasi

dalla sensazione

del vuoto.

Tutto ciò che è stato fatto

smette istantaneamente

di esistere.

Esiste solo Lei,

la prova tangibile

del Presente.

Il futuro

non ha più una connotazione.

Tutto è compiuto,

ogni altro sforzo

sarebbe vano.


Negli anni,

ho avuto la possibilità

di lavorare con delle persone.

E in tutto questo tempo

ho cercato

di rispecchiarmi in loro.

Ho cercato di farmi

rapire dal loro Essere.

Così come facevo quando,

fermo immobile,

osservavo le onde

infrangersi sulla spiaggia.

Ho cercato di trasferire

le sensazione che provavo.

Ho sempre cercato

di essere ciò che fotografavo.


Finchè non ho smesso di pensare.

Quando ho smesso di cercarmi

in ciò che osservavo,

tutto è sucesso.


Non era più sotto il mio controllo.


Ho fermato,

ancora una volta,

il Tempo.

Ho avuto bisogno di Te

per trovarmi.

Sei stata la metrica

che ha permesso alle mie note

di risuonare

nel silenzio.


Seduto ad osservare

il risultato

provo ancora

la sensazione di vuoto,

nonostante sia tutto finito.

Non so cosa

fotograferò domani,

so solo che sarà ancora danza.


Quello che vedi,

è ciò che faccio.

Io sono,

ecco tutto. 

 


© IGOR CADAU 2019

Riproduzione riservata